giovedì 25 agosto 2011

Viaggio dentro

Ho lasciato il porto sicuro da molto tempo, senza vele, senza timone e bussola.
Un mare oscuro: il mio, buio e profondo popolato di ombre e ricordi confusi.
Non sono lucido, la mia meta è oscura, inesistente, soffocante; ho perso di vista il faro che mi guidava ipnotizzato, non ho punti fermi, niente finte certezze, solo amarezza per cose non viste, non fatte, non vissute, nostalgia di un giovane cresciuto mai completamente.
Vuoto e pieno alternato come il respiro, come fossi galleggiante astronauta perso nello spazio oltre il mondo, tutto è freddo e distante ovunque io guardi, tutto è vivo e morto allo stesso modo, nello stesso istante.
Eppure c'è vita intorno a me, così la chiamate voi umani, grida, parole, rumore, e ogni genere di suono invade il mio essere, anche se distante e ovattata mi arriva la vostra vita, ne percepisco il moto pur non capendone più il senso.
Qual'è la normalità che mi dite che ritroverò? Definitemi normalità, convincendomi e io vi seguirò come un cane segue il padrone.
Nessuno ancora è riuscito a trovarmi nel mio mare, c'è chi ci prova tutti i giorni, ma sento lontana la sua voce, come fosse un eco portato dal vento.
Non credo troverò altri approdi; mi piace starmene lontano dalle vostre rive, cullandomi della mia giovane pazzia.
Così rimango a cullarmi nella mia attesa, dentro al mio guscio, come un feto nel limbo del suo liquido amniotico; finché un'onda anomala non mi partorirà, spiaggiandomi di nuovo su questa terra, spalancandomi al freddo e alla chiarezza delle cose, di nuovo tra voi ma consapevole della fragilità della vita.

Amanti

Le mie mani ti conoscono come se avessero vita propria, ti trovano senza che io le guidi, come avessero la loro mente, e nella mente la mappa del tuo corpo.
In quel momento non siamo.
Non siamo nel mondo, estraniati e sospesi, esistiamo solo noi.
Non siamo due, ma un solo essere, proteso alla vita, maestro del creare.
Non siamo mente, ma solo emozione, impulsivi e magnetici, attratti dalla stessa energia.
Inarchi la schiena sotto il piacere delle mie mani, come un fiore sbocci all'improvviso, il tuo profumo i tuoi colori si spargono nell'aria inebriandomi di te.
Come rampicante fiore, graffi e stringi lenzuola e me.
In quel momento siamo il tutto e il nulla, il dolce e l'amaro, l'opposto e il suo contrario.
Ma è solo un attimo.
Un attimo eterno.

martedì 16 agosto 2011

Sogno

Il Mattino mi stringe il cuore,  mi placa e rinfresca l'anima, seguo le pigre nuvole leggere e mi trovo in un bosco.
Silenzioso, brulicante di vita nascosta, occhi mi guardano curiosi, impauriti.
Alberi, tanti, muschio e foglie, funghi e silenzio.
Cado, come morto, la terra è umida e feconda sotto di me, non muoio ma non posso più muovermi, sento, vedo, odoro.
Neve, lungo l'Inverno e poi cuccioli nuovi a Primavera e fiori e profumi.        
L'Estate esplode in frutti e lacrime e poi mi ricopre di foglie l'Autunno.
Sento radici spuntare da me, è Primavera di nuovo!                                          
Sento un germoglio crescere dal mio fianco, nel tempo è fusto è tronco.
Ora sono quercia solida, ospitante nidi e scoiattoli e il tempo non è il tempo dell'uomo, ma dell'albero, del bosco; non minuti, ore, giorni; solo mesi, solo anni.
Fresca è la notte nel bosco d'estate è luminosa la grande Luna e il cielo mi guarda come se esistessi, con milioni di piccoli occhi a cercarmi da lassù; io mi nascondo bene perché sono albero tra gli alberi e il vento suona le mie foglie, mi fa danzare, mi fa il solletico.
l'Autunno mi spoglia
l'Inverno mi tempra
la Primavera mi rinnova
l'Estate mi matura